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Essa comporta piena
eguaglianza di diritti e di doveri nel pieno rispetto dell'appartenenza a gruppi
etnici, nazionalità, lingua, fedi religiose, di interessi, nonchè l'accettazione
dei principi e delle norme dello statuto, in quanto assumono i valori delle
libertà personali, civili, economiche, sociali e politiche della giustizia
sociale quali presupposti fondati e fini irrunciabili di una società democratica
(dallo Statuto della CGIL).
Dati relativi al Tesseramento Cgil dal 1997 al 2004.
Per aderire contattaci per telefono allo 091 611 1212
o mandaci un'e-m@il all'indirizzo
cgilfppa@tin.it
Nel 2004 gli iscritti
sono aumentati dell’1,30 per cento
In crescita da sette anni
di Carlo Baldini,
Dipartimento organizzazione Cgil nazionale
Articolo pubblicato su Rassegna Sindacale (n. 9, 10 - 16 marzo 2005)
Il risultato di chiusura del tesseramento Cgil per il 2004 è, per il settimo
anno consecutivo, di crescita. Il totale generale ci consegna la cifra
ragguardevole di 5.587.307 iscritti. Una forza organizzata estesa, capillare,
che dietro ai semplici numeri rappresenta le aspettative, i diritti, gli
interessi dei lavoratori, delle lavoratrici, delle pensionate e dei pensionati,
che con la loro libera e consapevole scelta di iscriversi alla Cgil qualificano
e sostanziano il reale e diffuso radicamento della nostra confederazione in
tutti i luoghi di lavoro, nei territori e nelle varie realtà sociali del paese.
È importante riconoscere il lavoro politico-organizzativo che ha contribuito a
questo risultato: un lavoro molto impegnativo, a tratti duro, comunque non
semplice, che ha coinvolto e coinvolge migliaia di delegati, di delegate nei
luoghi di lavoro, nei territori, nelle leghe dei pensionati, negli uffici delle
Camere del lavoro e nelle zone decentrate, dov’è preziosa l’attività di tutti
gli operatori: una schiera sempre più motivata e preparata di “tesseratori”, che
conquistano le iscrizioni una a una, con un lavoro capillare, meticoloso,
impegnativo e intelligente.
Con i dati e gli indicatori attualmente in nostro possesso (che corrispondono a
un campione effettuato nelle regioni numericamente più grandi e nelle Camere del
lavoro metropolitane), siamo in grado di affermare, molto realisticamente, che i
lavoratori immigrati rilevati nel complesso delle categorie, sono aumentati del
30 per cento rispetto allo scorso anno, diventando, nella composizione
complessiva dei lavoratori iscritti, circa il 7 per cento (in alcune categorie e
in diversi territori non ci sarebbe stato l’incremento del tesseramento negli
attivi senza la loro iscrizione). Un risultato molto importante, determinato
certamente dal lavoro pratico svolto in ciascuna Camera del lavoro per la
regolarizzazione dei permessi, ma anche dal nostro impegno attivo espresso con
le mobilitazioni per i diritti dei lavoratori stranieri, contro la politica del
governo Berlusconi sull’immigrazione e contro la legge Bossi-Fini. Anche le
donne sono aumentate (del 10 per cento nella composizione media degli iscritti),
così come i giovani iscritti sotto i trent’anni: più 6 per cento medio in tutte
le categorie.
Nelle tabelle elaborate sul tesseramento si evidenzia la crescita dei lavoratori
attivi, che aumentano di 38.223 iscritti. I pensionati dello Spi aumentano di
33.336, superando nel loro totale la soglia dei tre milioni di iscritti. Tra le
federazioni di categoria, la Filcams incrementa di 13.543 unità, un risultato
che la posiziona fra le quattro più grandi degli attivi. L’Sns, dopo l’ottimo
risultato dell’anno precedente, aumenta di 6.737 tesserati. Un riconoscimento
pieno a quest’importante categoria, che arricchisce anche l’eccellente risultato
ottenuto nelle recenti elezioni delle Rsu. Nidil è la categoria che in
percentuale avanza più di tutte (il suo incremento è di 1.878 iscritti), mentre
la Fp si conferma la prima federazione degli attivi per numero di tesserati (più
9.553). Un risultato positivo lo conseguono anche la Fisac (più 1.157 adesioni),
la Fillea, la categoria con il più alto turnover (più 10.718), la Filt (più
1.678 tesserati, nonostante il settore stia attraversando difficoltà
particolari), l’Slc (più 476 adesioni) e lo Snur (un incremento di 188
iscritti).
Evidenti difficoltà si presentano invece nel tesseramento della Filtea e della
Fiom, che perdono rispettivamente 5.496 e 3.685 iscritti, della Filcea e dell’Fnle,
che subiscono un calo di 1.398 e 1.189 unità, e della Flai, che flette di 724
adesioni. Bisognerà riflettere bene sulle cause di tali difficoltà. Riteniamo
che fra queste ci sia certamente il calo degli occupati e le ristrutturazioni e
dismissioni realizzate in questi settori (è bene comunque segnalare che il dato
percentuale di disoccupazione nei comparti in questione è superiore alla
diminuzione degli iscritti delle relative categorie, che rimangono con un tasso
di sindacalizzazione molto elevato fra i loro lavoratori). Per la Filtea, oltre
alle oggettive difficoltà occupazionali del settore, ci sono probabilmente
problemi di tipo strutturale organizzativo, specifico delle categorie che
intervengono in un’occupazione diffusa e frammentata sul territorio in piccole e
piccolissime realtà produttive.
Per quanto riguarda le Regioni, queste incrementano quasi tutte il dato di
chiusura del tesseramento: unica eccezione il Friuli-Venezia Giulia, che
registra una piccola flessione (di 897 iscritti). La regione che aumenta di più
è il Lazio, con 12.966 tesserati, seguita dalla Lombardia, con più 8.760, dalla
Sicilia, con più 6.114, dalla Sardegna, con più 5.943, dal Veneto, con più
5.287, e dalla Toscana, con più 4.077. Molto importanti, infine, le affermazioni
di iscritti conseguite dalle organizzazioni che hanno con la Cgil un rapporto
d’affiliazione: fra queste particolarmente buoni i risultati dell’Alpa
(l’associazione che si rapporta con le figure miste del mondo agricolo) e del
Silp (l’organizzazione dei lavoratori della polizia).
(www.rassegna.it, 10 marzo 2005) |