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Puntuale, come il raffreddore d’inverno, si presenta, all’avvio della stagione contrattuale per i lavoratori pubblici, la Corte dei Conti che, con argomentazioni apparentemente oggettive, offre alla causa di chi vuole bloccare i contratti ulteriori ragioni.
La Corte dei Conti impernia la sua relazione su 3 ordini di questioni:
1. mancato rispetto blocco turn-over
2. eccesso di spesa per la contrattazione integrativa
3. scarsa capacità di individuare sistemi realmente incentivanti della produttività
Riguardo al mancato rispetto del blocco del turn-over, la Corte dei Conti inconsapevolmente, segnale l’urgenza, da noi più volte sottolineata, di attuare una nuova politica occupazionale nei settori pubblici.
Le Amministrazioni, allo scopo di garantire i servizi, hanno dovuto aggirare il blocco, provocando l’invitabile esplosione del precariato.
E’ evidente che è necessario smettere di affrontare il problema occupazionale nella Pubblica Amministrazione e nei servizi, in questo modo, affermando invece una politica del personale che sappia distinguere tra settori e servizi a seconda delle loro necessità e dei loro obbiettivi.
Per ciò che concerne la contrattazione integrativa, va ricordato che essa è per definizione, in particolare nella sanità e nelle Autonomie Locali, aggiuntiva rispetto alle risorse definite nei CCNL.
Bisogna inoltre sottolineare che, anche nell’ analisi dei risultati della contrattazione integrativa, è necessaria una capacità analitica che la Corte al momento non ha.
Più che preoccuparsi degli incrementi di spesa, bisognerebbe domandarsi, e sapere, se l’incremento deciso dal Sindaco di un Comune o dal Direttore di una Asl, ha o meno determinato il miglioramento e/o l’ampliamento dei servizi ai cittadini.
Quanto poi alla produttività, le OO.SS. sono sempre disponibili a confrontarsi, a cominciare magari dalla stessa produttività della Corte dei Conti, in particolare riguardo ai tempi e ai modi in cui ha esercitato il proprio ruolo di certificazione dei contratti nazionali, trasformando le procedure previste dalla legge in una sorta di gara tra Achille e la tartaruga.
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