CGIL - Funzione Pubblica Palermo

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PALERMO

 

 



RELAZIONE SULLA SANITA’ AL COMITATO DIRETTIVO DELLA CGIL FP Palermo del 10 novembre 2006

Care compagne e cari compagni,

il documento conclusivo approvato dall’ultimo comitato direttivo della CGIL, come sapete, esprime un giudizio positivo sull’impronta complessiva della manovra finanziaria indicando al contempo i punti critici a cominciare dalla sanità.


Solo per indicare alcuni dati, Nell’attuale legge finanziaria vengono stanziati 96 mld.
di euro ( più sei rispetto allo scorso anno), più un miliardo di euro da destinare alle regioni in difficoltà. Altri interventi toccheranno la spesa farmaceutica, la riorganizzazione dei dispositivi medici e di contenimento dei costi delle prestazioni dei laboratori analisi.


L’obiettivo annunciato della manovra è quello di consentire una programmazione triennale delle risorse date alle regioni, così come sancito nel cd. Patto per la salute, sottoscritto dal Governo con le Regioni e le province autonome, volto a ricondurre sotto controllo la spesa sanitaria, a dare certezza di risorse per il servizio sanitario nazionale su un arco pluriennale, a sollecitare e sostenere le azioni necessarie a elevare qualità e appropriatezza delle prestazioni, a riequilibrare le capacità di fornire servizi di analoga qualità ed efficace su tutto il territorio nazionale.


Aumenta il fondo destinato agli investimenti, vengono adeguate le risorse destinate alla ricerca, alla medicina di base, alla continuità assistenziale , alla guardia medica, alla salute della donna, alla prevenzione. Si istituisce il fondo per la non-autosufficienza.

Dunque luci ma anche ombre: come la scelta di ricorrere ai ticket sulla specialistica e sul pronto soccorso e la decisione di congelare i fondi per la contrattazione decentrata.

Il cd. Patto per la salute ci consente però di cogliere diverse opportunità, nel documento infatti si individuano come prioritarie, proposte che da tempo avanziamo:

come la riorganizzazione del servizio sanitario verso la medicina sul territorio,
sulla prevenzione,
sulla continuità assistenziale,
sull’integrazione socio-sanitaria,
in questo senso il prossimo 31 /12 la conferenza stato-regioni dovrà definire l’impianto attuativo.

Appare evidente che il nostro auspicio è che il patto per la salute abbia un effetto benefico sulla sanità siciliana ( a cui però, per effetto dell’art.101 della proposta di legge finanziaria, tocca di contribuire per la spesa sanitaria per il 2007 per il 45%, per il 2008 per il 47,5% e per il 2009 per il 50%).

Cosa che ha provocato le ire del Pres. Della Regione Siciliana, che però non dice che la stessa finanziaria all’art.102 stabilisce che a partire dal 2007 la regione sardegna corrisponderà il 100% della spesa sanitaria! Detto ciò non ci convince neanche questo, sembra la continuazione di un vecchio film sul federalismo!)

Comunque In questo senso la regione, al di là delle minacce e dei proclami, sta predisponendo un atto di indirizzo per il risanamento del SSR per i prossimi tre anni. Un primo giudizio della Cgil regionale su questa prima bozza è che non affronta i nodi critici :




  • trasparenza e legalità;



  • integrazione socio-sanitaria;



  • adeguata politica della prevenzione;



  • medicina del lavoro etc...



insomma, ”una valutazione sostanzialmente negativa sull’insieme delle proposte elaborate dall’assessorato e fatte proprie dalla Giunta di Governo”.

Siamo però nel corso di un processo che dovrà necessariamente produrre cambiamenti, che noi auspichiamo positivi.


Già nel corso dell’ottavo congresso provinciale della FP di Palermo, come sapete, è stata affrontata la questione, con la elaborazione di un nostro documento sulla sanità, frutto di un gruppo di lavoro costituito da compagni sia della sanità pubblica, sia privata, del comparto e delle aree dirigenziali medica e no medica.


L’elaborazione partiva “A” dai dati conosciuti:




  • un terzo del bilancio della regione viene dato alle nove aziende, ai diciassette ospedali, ai tre policlinici, alle cinquanta case di cure ai più di milleottocento convenzionati (solo nel 2004 hanno ricevuto 750 milioni di euro);



e “B” dalla analisi politica,
che la sanità a partire dalla fine degli anni ottanta, ha rappresentato il “nuovo mondo” per la mafia, per buona parte delle imprese come della politica.


Abbiamo detto che Ogni azienda sanitaria rappresenta di fatto un “moderno feudo”, i “baroni” sono spesso deputati regionali, a volte sono solo dei prestanome. I nuovi “gabellieri” sono i direttori generali, i manager, i burocrati, veri padroni della salute dei Siciliani, che decidono nei loro salotti e nei retrobottega di cosa è meglio, i direttori da piazzare, le carriere dei medici e non solo quelli, i “piccioli” da spendere.

 


(Scriveva qualche giorno fa Attilio Bolzoni su La Repubblica: “la regione ha debiti fino al 2022, ma spende come negli anni “felicissimi”,….il deficit della sanità è salito a quasi 1 miliardo e 300 mila…ma.….Fino all’Ottobre del 2005 la più pagata della burocrazia siciliana era una signora in pensione che avrebbe dovuto far quadrare i conti di asl e ospedali, per un compenso di 480 mila euro l’anno!…….1315 euro al giorno!.…..una regione che conta….2220 dirigenti. Uno ogni 6 dipendenti contro per es. la regione Lombardia uno ogni 60, la prima paga i suoi dirigenti 162 milioni di euro, la seconda 19 milioni di euro, nove volte di meno! ).


La gestione della sanità, in Sicilia, risponde alle stesse logiche, che governano la Regione Siciliana da quasi 60 anni.


Anno dopo anno le cosiddette aziende ospedaliere e le cosiddette case di cura, sono diventate macchine di spesa pubblica, dove la priorità è rappresentata, non dalla cura, ma dalle spese per le forniture, dalle privatizzazioni di beni e servizi, dalle carriere, dalle assunzioni (fatte in deroga ed in beffa ai blocchi delle assunzioni disposti in questi anni ed in deroga alle norme di accesso nella pubblica amministrazione).


Attorno alla spesa sostenuta per la sanità ( “…dal 2001, anno di insediamento del Governo Cuffaro il buco nero dei deficit della sanità ha fagocitato sino a Dicembre 2004 la cifra astronomica di oltre 1800 milioni di euro….”. Fonte: Cerdfos. ), ruotano interessi sempre meno trasparenti, ma funzionali alla sopravvivenza di un sistema politico/affaristico ai confini della legalità.


La scorsa estate tante morti, in pochi giorni, sono state troppe anche in Sicilia, e non per interventi complessi, ma ordinari, di “routine”. Si è detto si muore per un’appendicite, un’anestesia, una ambulanza che non arriva o che quando arriva ti porta nel posto sbagliato. Ma occorre dire che il sistema funziona per chi sa districarsi nei meandri di corridori e reparti, se hai un amico medico o dirigente, o infermiere o persino precario!


La crisi della sanità siciliana, contiene, dunque, elementi di peculiarità e di specificità che la rendono più grave e di più difficile soluzione.


Riteniamo che L’attuale sistema, è caratterizzato per lo più dalla causalità delle prestazioni offerte, in quanto frutto di un processo di stratificazione, di incompetenze, di clientelismo, privo di una qualsiasi “intelligente” volontà politica di programmazione, basta pensare che siamo ancora al 1° piano sanitario regionale (mentre altre regioni varano il ventesimo) e come sapete l’adozione del piano rappresenta il documento più completo di politica sanitaria nel territorio.

Solo così in Sicilia, “terra di contrasti”, possono coesistere, allora, centri di alta specializzazione, capaci di introdurre importanti innovazioni in campo chirurgico e terapeutico e centri diagnostici ed ospedalieri che erogano ai cittadini servizi scadenti.

“La sanità siciliana risulta la più costosa, le liste di attesa più lunghe, direttori generali sotto inchiesta che vengono riconfermati o promossi.

Le strutture incompiute della sanità, sono tutt’ora incompiute, continuano i viaggi della speranza…..”

Dunque cittadini sempre più soli, sempre più “clienti”, con l’avvento dei privati nel mercato della sanità.

E’ evidente che parlare di sanità privata, è quanto meno inverosimile, in quanto finanziato quasi interamente da soldi pubblici ( es. per tutti Ismett di Palermo, 54 mln di euro nel 2004; fondazione Giglio - S. Raffaele di Cefalù, 19 mln di euro nel 2004 - cerdfos)


Cosa fare, allora, per la sanità?

Partiamo dal ragionamento che sulla sanità siciliana bisogna agire, ognuno si deve assumere la propria responsabilità.

Va modificato, innanzitutto (compito della politica) il criterio di nomina dei direttori generali, nonché le modalità di nomina dei dirigenti medici di struttura complessa (ex primari).

Occorre istituire forme di controllo efficaci della spesa farmaceutica.

La programmazione sanitaria, va definita a partire da dati affidabili ed aggiornati , ed in base a criteri validi di “appropriatezza”, di qualità e di efficienza, ciò costituisce la garanzia per il miglioramento continuo del servizio erogato e per il controllo della spesa.

Occorre, secondo noi, una politica della salute che tenga conto delle conoscenze delle realtà locali, che renda cioè compatibile la spesa con i diritti di cittadinanza in sanità.

L’ appropriatezza degli interventi sanitari, potrà essere garantita, solo, dalla attuazione di un sistema integrato dei servizi socio-sanitari, che deve basarsi su una sintesi positiva che dia luogo ad una nuova dimensione della tutela della salute, innovando il sistema di cure primarie, rafforzando il ruolo del medico di medicina generale (il medico di famiglia), facendo emergere anche una nozione di territorio come idea di moderna comunità

Costituita da cittadini/utenti e cittadini/lavoratori che dialoga, partecipa, controlla analizza, “percorsi” propedeutici, come ad esempio:

 




  • attraverso l’uso di strumenti di rilevamento epidemiologico (es. nelle altre regioni, si concretizzano nelle agenzie regionali per i servizi sanitari e negli osservatori), fondamentali per la comprensione della realtà;



  • attraverso la formazione continua degli operatori (ECM);



  • attraverso la partecipazione/programmazione/valutazione della qualità dei servizi percepita, da tutti i soggetti enti, istituzioni, che tutelano e rappresentano i diritti delle persone.



  • ed anche attraverso la valorizzazione delle professionalità esistenti e di quelle previste dalla legge 43 del 2006 ( cioè la norma che detta disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione ), ritenendo legittime le richieste delle nuove professioni sanitarie, secondo quanto stabilito dalla legge e per cui si è deciso una proroga di un anno. Riteniamo che tale scelta sia una battuta d’arresto, dettata da forti lobby presenti da sempre nell’area sanitaria.



Bisogna, lavorare per favorire una perfetta sinergia tra pubblico e privato, per raggiungere standard di qualità delle prestazioni, almeno, equivalenti a quelli di altre Regioni Italiane.

Occorre rendere obbligatorio per le strutture private accreditate, l’area della emergenza, del pronto soccorso (così come il rinnovo contrattuale pena la revoca dell’accreditamento).

Inoltre il progressivo invecchiamento della popolazione, il miglioramento delle cure, ci impongono un drastico ripensamento dei modelli organizzativi del S.S.R. (servizio sanitario regionale), privilegiando, servizi assistenziali territoriali / domiciliari, tempestivi ed affidabili nella diagnosi e nella cura, all’ospedale pubblico o alle strutture accreditate, che diventano così un servizio sempre più per acuti complicati e con alte tecnologie.


Un sistema, insomma, che indirizzi e prevenga la domanda sanitaria, piuttosto che assecondarla o affidarla al mercato, attraverso un piano sanitario regionale (che tenga conto del contributo delle associazioni degli utenti e delle forze sociali), che programmi gli interventi per la salute e che soddisfi i livelli minimi di assistenza :




  1. 1- assistenza sanitaria collettiva in ambienti di vita e di lavoro;



  2. 2- assistenza distrettuale;



  3. 3- assistenza ospedaliera;



cioè livelli :




  • necessari,
    per rispondere ai bisogni elementari di salute. Per una medicina realmente preventiva, allo scopo di contrastare l’insorgere delle principali patologie (malattie cardio e cerebrovascolari, tumori, incidenti sul lavoro, malattie professionali) e con servizi di intervento domiciliare di tipo generale e di tipo specialistico (es. assistenza Geriatrica, non autosufficienti , pazienti gravi e/o terminali);



  • appropriati,
    rispetto alle esigenze e garantiti su tutto il territorio regionale. Attraverso l’organizzazione di servizi socio sanitari adeguati ad ambiti territoriali dimensionati, il più possibile al cittadino ed alla sua vita quotidiana, tesi anche alla necessaria riduzione dei tempi di attesa (con lo scopo financo di coinvolgere il cittadino nella costruzione di politiche per la salute, capaci di superare gli handicap culturali che determinano per esempio la carenza di donazioni, di organi, di sangue). In questo senso occorre il reale “recepimento”, da parte della Regione Siciliana, della L.328. Il distretto deve diventare il vero nucleo di intervento territoriale, in cui si determina la collaborazione tra enti locali, varie strutture sanitarie( poliambulatori, rsa, consultori familiari, sert, guardie mediche, etc..) medici di base e servizio 118.



Un sistema sanitario e socio-sanitario che preveda, l’accreditamento, in quanto procedura di garanzia di livelli uniformi di assistenza pubblico/privato e che verifichi l’ efficacia e l’efficienza dei servizi attivati.


Dunque una reale riqualificazione/trasformazione delle strutture pubbliche non accreditate, in RSA , in hospice, in centri diurni, per una integrazione tra servizi sanitari e sociali oggi gestiti, nel territorio, dal cosiddetto privato sociale, dietro il quale si celano, spesso, solo centrali di affari, controllati da consiglieri comunali, regionali, etc.. , che determinano maggiori utili con un generale abbassamento della qualità dei servizi e dei diritti sindacali.


Infine un sistema che preveda l’allocazione delle risorse, attraverso criteri rigorosi che privilegino la :




  • prevenzione, a cui è destinato attualmente soltanto il 5% del fondo sanitario;



  • l’emergenza, attraverso il riequilibrio dei DRG, e la trasformazione del servizio del 118, che deve essere ricondotto in ambito pubblico e diventare una unità operativa all’interno di ogni azienda sanitaria, con proprio ed esclusivo personale.

     



Per vincere, per creare, però, una sanità sensibile alle sofferenze umane, occorre senza dubbio, spezzare il rapporto tra politica/affare/mafia, ma occorre anche dare un’anima (per citare Ignazio Marino) alla riorganizzazione sanitaria, chiamando a raccolta le forze che operano nel settore, una sorta di Stati generali della sanità, al fine di indicare percorsi possibili che puntino alla realizzazione di due obiettivi :




  1. la trasformazione del sistema sanitario siciliano in un servizio efficace ed efficiente;



  2. e l’obiettivo di governare il consumo, per contenere la spesa (e non governare la spesa per contenere il consumo) .



Infine, non dobbiamo disattendere all’impegno assunto al Congresso e che il documento congressuale così sintetizzava:


“Per quanto attiene la nostra organizzazione, c’è bisogno di contrastare la tendenza alla frammentazione e alla disarticolazione favorita dalla presenza delle tre aree contrattuali.

Nella sanità, medici, dirigenti non medici, infermieri, amministrativi, ausiliari si trovano nello stesso comitato degli iscritti alla CGIL.


Il congresso impegna la Funzione Pubblica - CGIL e la CGIL ad affrontare urgentemente le situazioni diverse che pongono problemi di rappresentanza, di partecipazione, di unità”.


E’ partendo da questo impegno, nel tentativo di dare una soluzione condivisa che vogliamo elaborare per la Fp di Palermo uno schema di organizzazione per il settore della sanità pubblica che qui possiamo tentare di abbozzare:


In primo luogo occorre precisare, anzi ribadire a scanso di equivoci che l’elemento centrale della vita della CGIL fp nel posto di lavoro è il comitato degli iscritti, che eletto al congresso rappresenta tutti gli iscritti alla CGIL FP , medici, infermieri, amministrativi, tecnici, ausiliari, precari.

Al CDI composto da tutti gli iscritti eletti di tutte le aree contrattuale spetta il compito previsto dello statuto. Occorre però, regolamentare le funzioni ed i limiti in considerazione del fatto che parti di esso sono impegnate su tavoli negoziali distinti dall’esistenza di tre aree contrattuali. Va anche regolamentata la funzione del responsabile del CDI che impropriamente ancora oggi definiamo spesso segretario aziendale.


In secondo luogo va costituito il coordinamento provinciale della sanità pubblica composto da responsabili dei comitati degli iscritti, dai responsabili dei medici e dell’area della dirigenza non medica, dai singoli componenti dei comitati degli iscritti e dalle rsu.


Terzo, Vanno costituiti come per il coordinamento dei medici , anche i coordinamenti dell’area del comparto e della area dirigenza no medica, con i rispettivi coordinatori.


Quarto , I tre coordinatori delle tre aree ed il segretario provinciale costituiscono l’esecutivo.


Infine, compagni permettetemi una breve analisi dello stato di salute della CGIL FP all’interno delle aziende ospedaliere e più in generale dei posti di lavoro.


La nostra è una presenza complessivamente e storicamente debole, per fattori e storie diverse ed è anche una presenza a macchie di leopardo:

vi sono posti di lavoro dove la nostra presenza è significativa, attiva ed organizzata come per esempio Villa sofia,

altri dove registriamo una crescita consistente in termini di adesioni, raddoppiando gli iscritti e soprattutto creando un nuovo gruppo dirigente come il Civico,

altri come l’asl 6, che ha margini di crescita enormi e che però ci obbligano ad una presenza costante in tanti posti di lavoro, spesso distanti anche fisicamente tra di loro.

Ed altri come il Cervello e l’istituto zooprofilattico, dove la volontà di nuovi gruppi dirigenti ci possono consentire di recuperare una presenza più forte e significativa.


Accanto, però alla buona volontà, occorre da parte della federazione ai diversi livelli, che si costruiscano processi di formazione , tante volte sollecitati, non estemporanei che diano saperi e strumenti per affrontare le tante questioni che quotidianamente le rsa e le rsu devono affrontare.

Ciò vale tanto di più oggi ad un anno circa dalle prossime elezioni per le RSU, che devono vedere il rilancio della CGIL a cominciare proprio dalla Sanità.

 



SCHEMA ORGANIZZATIVO


SANITA’ PUBBLICA


Asl 6 arnas-pa cervello villa sofia izs


Iscritti iscritti iscritti iscritti iscritti


ELEGGONO


(Tutte le aree contrattuali)


Comitato Comitato comitato comitato comitato

Degli iscritti degli iscritti degli iscritti degli iscritti degli

(eletto dal Congresso) (congresso) (congresso) (congresso) iscritti




cdi----- elegge cdi------ elegge cdi------ elegge cdi------ elegge cdi—eleg.



resp. Del cdi resp. Del cdi resp. Del cdi resp. Del cdi resp.

(è anche resp. Della “ “ “ “ “ “ “
area di appartenenza)


i componenti del cdi delle “ “ “ “
diverse aree contrattuali

convocati dalla segreteria

prov.le si riuniscono per
eleggere il resp.le della “ “ “

propria Area

contrattuale (per l’area

medica di concerto con il coord.
Prov.le dei medici) e la delegazione “ “ “

trattante

(esclusa l’area del comparto “ “ “

se presente la RSU)



VENGONO COSTITUITI I


COORDINAMENTI PER AREE CONTRATTUALI


AREA MEDICA AREA COMPARTO AREA DSTA

Il coordinamento Il coordinamento Il coordinamento

è composto dai è composto dai è composto dai

singoli singoli singoli

Responsabili Responsabili Responsabili

Aziendali aziendali aziendali


Eleggono -------- eleggono-------- eleggono---------


*Coordinatore prov.le *coord. Prov.le * coord. Prov.le

Medici ------------- comparto----- dsta-----------


Il coordinamento provinciale della sanità pubblica è composto dai componenti dei

comitati degli iscritti di ogni azienda e dalle RSU elette.


Asl 6 arnas-pa cervello villa sofia izs


Comitato Comitato comitato comitato comitato

Degli iscritti degli iscritti degli iscritti degli iscritti degli iscritti


RSU RSU RSU RSU RSU


[Fonte: FP CGIL - Palermo (Mario Ridulfo)]
 

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Fiaccolata per la legalità
Mercoledì 19 dicembre ore 18.30
da piazza Politeama a piazza Massimo

 

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